"Magìa tropoesinorum"… Dall’insolita definizione che nel XV sec. diedero di un
rifacimento del naso praticato a Tropea ad opera dei fratelli Vianeo, ben si
deduce quale messaggio estetico, sociale e antropologico sia inviato da questo
piccolo distretto corporeo, la cui eventuale modificazione implicherebbe
inevitabilmente una ridefinizione della struttura facciale.
Queste stesse implicazioni sono alla base dell’intervento che ne può migliorare
le fattezze, la rinoplastica.
La rinoplastica,o modellamento nasale,è l’intervento di chirurgia estetica più
frequentemente eseguito.
E’ anche uno dei più attraenti, sia perché le incisioni, localizzate all’interno
delle narici, non lasciano cicatrici visibili, sia perché la tecnica operatoria
attuale è talmente affinata che può eliminare i difetti senza dare l’impressione
che il naso sia stato rifatto.
Non serve solo a correggere gli inestetismi del naso (gobba sul dorso, punta
troppo grande, naso troppo largo, schiacciato, troppo lungo, ecc.).
A volte è necessario intervenire sulla funzionalità, in caso di problemi
respiratori dovuti, per esempio, alla deviazione del setto nasale o
all’ipertrofia dei turbinati ( una delle parti ossee della cavità nasale).
Come
Conditio sine qua non ad ogni intervento di rinoplastica è un’attenta
valutazione del paziente nelle sue necessità estetiche, funzionali e
psicologiche.
La modificazione della forma del naso non può essere in alcun modo frutto
d’improvvisazione, ma deve essere il risultato di un programma operatorio ben
preciso che tenga conto di diversi elementi: i desideri del paziente, la
struttura nasale, il profilo del viso, e i canoni ideali di bellezza cui
necessariamente deve ispirarsi la correzione chirurgica.
Questi canoni, che altro non sono che le misure ideali del bello e dell’armonia,
prevedono che la lunghezza del naso sia eguale all’altezza della fronte e alla
distanza tra la base del naso e la punta del mento.
Leonardo Da Vinci docet.
Tecnicamente il chirurgo modifica, attraverso incisioni eseguite all’interno
delle narici ( eccezione fatta per i casi in cui, per la riduzione di narici
troppo lunghe o larghe, è necessario eseguire un’incisione all’esterno, che
rimane nelle pieghe naturali alla base delle narici stesse ), la struttura
osseo-cartilaginea del naso in conformità alle aspettative del paziente.
La pelle, che viene completamente separata dalla struttura anzidetta, si
adatterà in seguito – in funzione della sua elasticità – al nuovo naso.
La correzione della punta, la cui forma e dimensioni dipendono dalle cartilagini
alari che la costituiscono, solitamente viene effettuata quando essa è lunga,
larga, storta, cadente, bifida.
La tecnica operatoria interessata prevede la messa a nudo delle suddette
cartilagini attraverso incisioni lungo il bordo delle narici, l’asportazione
della porzione di cartilagine in eccesso e il suo modellamento.
L’intervento può proseguire con la correzione del dorso, ove necessario.
Attraverso incisioni eseguite all’interno del naso, la cute viene separata dal
piano osseo e mediante uno scalpello molto sottile viene rimossa la gobba e,
riavvicinando le ossa laterali, si riduce la larghezza laterale.
Si richiede l’anestesia generale o locale con sedazione, con una notte di
ricovero nell’ambito di una struttura autorizzata alla realizzazione
dell’intervento chirurgico oppure in Day Hospital.
L’intervento in sé non è doloroso.
L’unico inconveniente è dovuto al fatto che per uno o due giorni successivi alla
seduta operatoria le narici vengono chiuse da appositi tamponi per cui il
paziente deve respirare con la bocca, mentre il naso viene protetto da un
piccolo guscio di gesso che viene rimosso dopo una settimana.
La fuoriuscita dal naso di secrezioni o di qualche goccia di sangue non deve
preoccupare minimamente ed è bastevole l’utilizzo di un cottonfioc o di una
garza per asciugarle.
I punti interni che richiudono le ferite chirurgiche sono riassorbibili e non
occorre rimuoverli in un secondo tempo.
A questo punto la presenza di edema alla radice e ai lati del naso può variare
da caso a caso.
Il massaggio manuale del naso, eseguito due-tre volte al giorno, può accelerarne
la scomparsa.
Gonfiore ed ecchimosi delle palpebre , destinati a scomparire progressivamente
dopo qualche giorno, possono presentarsi in questo primo lasso di tempo del
decorso post-operatorio.
L’assetto definitivo del naso si avrà dopo 6-12 mesi, nei quali il paziente
potrà ravvedere anche una riduzione della sensibilità della punta, che
gradualmente riprenderà la sua naturale elasticità.
Le normali attività potranno essere riprese dopo una settimana, fatta eccezione
per quelle sportive per cui sarà necessario aspettare un mese e mezzo.
Si consiglia di evitare l’esposizione diretta ai raggi solari per almeno 2 mesi:
utile in tal senso l’applicazione locale di creme antisolari a schermo totale.
Quando
- Dopo i 18 anni perché prima lo sviluppo osseo non è ancora completo.
- Se non si è soddisfatti della propria forma anatomica.
- In caso di difficoltà respiratorie dovute ad una formula anomala della cavità
nasale.
Perché
Per trovare un nuovo equilibrio e maggiore fiducia in se stessi.
A cielo aperto
Accanto alla rinoplastica tradizionale, in cui non si fanno tagli né si danno
punti di sutura, per ricostruire nasi difficili o quando si vuole modificare
la punta, ne esiste una detta OPEN, cioè a CIELO APERTO.
Si pratica una piccola incisione sulla parte inferiore del naso per vedere
l’interno.
Il piccolo taglio verrà richiuso con punti invisibili.