Simbolo storico di maternità, il seno, nella odierna civiltà occidentale, rappresenta uno degli elementi essenziali della femminilità, inimitabile testimone per ogni donna della propria forza seduttiva. 
In questo contesto la mastoplastica additiva si pone come duplice strumento di un risultato estetico qualitativamente migliore e di una forte autovalorizzazione della donna, che in questo intervento ritrova l’armonia delle forme desiderate. 
Un seno poco sviluppato (ipoplasia mammaria), piccolo e rilassato (ipotrofia mammaria con ptosi), svuotato ( a seguito di una gravidanza) o reduce da una mastectomia, può senz´altro migliorare grazie all’impianto di una protesi specifica adatta per materiale e volume. Sarà il chirurgo a suggerire le più adatte al caso clinico in esame. Oggi la tecnica applicata alla medicina ha permesso di produrre protesi per rimodellare il seno fatte con materiali nuovi e pratici. 
Accanto alle “vecchie” protesi mammarie al silicone, ampiamente utilizzate (nonostante le polemiche sulla loro sicurezza restano sempre le più diffuse ed affidabili) perché alla palpazione danno una sensazione più naturale, le “nuove” protesi, sia quelle all’olio di soia, messe a punto alla Washington University di Saint Louis (USA), che quelle in hydrogel (miscela di acqua e zucchero in soluzione fisiologica), ideate dal chirurgo plastico francese Henry Arion. Le “nuove” protesi sono compatibili, e quindi assorbibili dall’organismo senza conseguenze. E per di più sono radiotrasparenti, particolare importantissimo per la diagnostica strumentale, in quanto non sono di ostacolo, come invece può accadere con il silicone, ad un’eventuale diagnosi mammografica del carcinoma al seno. 
La scelta delle protesi è dunque un passo particolarmente importante da stabilire in concerto con il chirurgo in modo da far combaciare le richieste della paziente con gli effettivi risultati che si possono raggiungere. 

Come
Mediante una piccola incisione intorno all’areola mammaria il chirurgo introduce la protesi scelta, che viene posizionata sotto la ghiandola mammaria o sotto il muscolo pettorale, dopo aver creato una tasca naturale in cui adagiarla. La cicatrice diventa poi invisibile. Se l’areola è troppo piccola, si pratica l’incisione leggermente al di sopra del solco sottomammario o all’altezza dell’ascella. 
L’intervento si esegue in anestesia locale più sedazione, in regime di Day Hospital, nell’ambito di una struttura autorizzata alla realizzazione di un intervento chirurgico. 
Nel decorso post-operatorio è bene evitare ampi movimenti con le braccia per circa due settimane durante le quali viene altresì consigliato alla paziente di indossare un reggiseno contenitivo. 
I punti di sutura vengono rimossi ambulatorialmente circa 8-10 giorni dall’intervento. 
La convalescenza è breve e non presenta disagi particolari. Talvolta, nei tessuti operati, conviene lasciare un drenaggio per ventiquattro ore allo scopo di eliminare sierosa e ridurre il rischio di ematomi. Un certo indolenzimento alla palpazione è destinato a risolversi nell’arco di dieci giorni. 
In circa il 20% dei casi può accadere che la reazione cicatriziale che si forma attorno alla protesi risulti eccessiva e determini un aumento della consistenza del seno. Ciò comporta controlli successivi e, eventualmente, provvedimenti che il chirurgo adotterà caso per caso: una compressione manuale per rendere più morbida la capsula cicatriziale oppure un reintervento al fine di risistemare la protesi. La paziente può altresì avvertire, a causa del trauma chirurgico dei nervi sensitivi, una diminuita sensibilità del capezzolo o dell’areola : tale diminuzione è transitoria e in pochi mesi si ripristina la normale sensibilità. Complicanze, quali l’ematoma e le infezioni, compaiono molto raramente. 
Le attività quotidiane possono comunque essere già intraprese dopo 3-4 giorni, mentre per quelle sportive è consigliabile aspettare un mese. Lo stesso dicasi per l’esposizione solare, fatta eccezione per l’area dove si trova la cicatrice, per la quale invece occorre invece aspettare 6 mesi. 

Quando
- Dopo i 20 anni. 
- Se il seno risulta poco sviluppato per un minimo o inesistente sviluppo della ghiandola mammaria. 
- In caso di eccessivo dimagrimento ( essendo l’adipe in questa zona in abbondante quantità è chiaro che una riduzione del peso corporeo porti ad una riduzione del volume del seno ). 
- In presenza di rilassamento dovuto all’età o ad una o più gravidanze. 

Perché
- Per dare al seno il volume che desiderate. 
- Per ritrovare un’ideale forma e plasticità.